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Scritto da Administrator   
Mercoledì 11 Ottobre 2006 16:14

cradle

                Matteo Albano, 18 anni, è un cheerleader.In un paese come l’Italia,dove il cheerleading è legato ad un forte pregiudizio e ad una generaleignoranza nei confronti di quello chesi fatica a considerare uno sport, ecerto non da maschi, esserlo non deve essere facile, e sicuramentenon è una scelta comune. Matteo non solo ha voluto essere un cheerleader,ma è riuscito anche a formareuna sua squadra, i Jaguars,spinto dalla grande passione perquesto che è a tutti gli effetti uno sport, un amore nato grazie al film“Ragazze nel pallone”. «Amo il cheerleading da sempre - racconta Matteo - e finalmente, dopo anni diginnastica artistica, sono riuscito aformare un gruppo di 8/10 ragazzie ragazze che grazie all’ appoggio della Federazione e del Comune edel liceo artistico di Busto Arsizio,che ci hanno messo a disposizione la bellissima palestra dove ci alleniamo,siamo riusciti a esibirci alSuperbowl di Milano il 26 giugnoscorso. È stata un’esperienza che non dimenticherò mai». Nonostantein Italia venga largamente consideratouna cosa “da femmine”,con ragazze che ballano in abiti succinti urlando slogan, Matteonon è per niente preoccupato. Anzi,viso solare e entusiasmo alle stelle si adopera affinché sempre piùpersone conoscano il mondo delcheerleading. «È uno sport molto fisico - spiega Matteo con gli occhiche brillano di passione - e non homai avuto problemi di pregiudizioda parte dei miei amici per il fatto che sono un cheerleader. Se capita,io spiego che è uno sport natonel 1800 da un gruppo di ragazzi e li metto tutti a tacere. È un peccatoche in Italia non ci sia la cultura delcheerleading, perché in America gli atleti che praticano questo difficilesport sono un esempio per tutti:non bevono, non fumano, sono ragazzisani e attivi. Magari fosse cosìanche in Italia!»

Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Gennaio 2011 19:12